Grande come una città

Iniziare

Ho cominciato a fare l’assessore alla cultura, ai giovani e al patrimonio al terzo municipio a Roma più o meno da una settimana, da un paio di giorni ho un ufficio e un tavolo anche se è ancora senza computer, manca quasi tutto il personale amministrativo e tecnico, e quello che c’è è ovviamente oberato, tra normali cambi di giunta, pensionamenti, ferie, strutturale carenza, quindi è ancora tutto da costruire, anche per avere una penna non è semplicissimo, però.

Alcune cose addirittura le stiamo già facendo, molte le stiamo pensando. Dal Brancaleone da riaprire alla biblioteca Ennio Flaiano (l’unica che esiste nel quartiere) da sostenere per espandere le attività che esistono lì dentro, dal Teatro degli Audaci (l’unico che esiste nel quartiere) da coinvolgere nelle attività del municipio, e occorre trovare dei posti dove fare le cose, i concerti e i film (ci sono due cinema in tutto il municipio), ma anche far studiare i ragazzi, non esistono aule studio, e ancora prima occorre trovare ad agosto dei posti per non far schiattare di caldo gli anziani, i cardiopatici, i malati, i senza fissa dimora, cercare palestre e piscine che mettano a disposizione le docce, luoghi con l’aria condizionata che scelgano di ospitare chi ne ha bisogno.

La cosa che mi dicono tutti è che complicatissimo, che il terzo municipio ha 210mila abitanti, è grande come Bologna, come Cagliari, come Parma, come Firenze, è grande come una città. E che non ci sono soldi.

Un laboratorio di pedagogia pubblica permanente

Quell che mi piacerebbe fare è impostare il lavoro dell’assessorato come un laboratorio di pedagogia pubblica permanente. Il discorso pubblico è ridotto all’analfabetismo civico, la classe politica completamente screditata, come si reagisce? La politica è due cose insieme: atti, delibere, scelte, impegno nella risoluzione dei problemi; e costruzione di un senso di comunità. Se c’è solo la prima sei un burocrate, se c’è solo la seconda sei un velleitario. Spesso mancano entrambe.

Due cose che vorrei riuscire a fare già da fine luglio è mettere a disposizione nei locali anche del municipio delle aule per i ragazzi che l’estate studiano (la biblioteca Flaiano è sempre strapiena, e fra poco chiuderà per ferie), e organizzare degli incontri-lezioni con autori e intellettuali importanti su vari temi negli spazi pubblici del quartiere, i giardini, i cortili tra le case popolari. Mi hanno detto già di sì varie persone, da Luca Serianni a Luigi Manconi. Adesso capiamo in fretta gli spazi e i giorni in cui farle. C’è bisogno di assemblee, riunioni, c’è bisogno di incontrarsi, discutere, imparare, usare la città.

L’emergenza sanitaria del tmb usato come discarica

C’è poi una questione enorme come un mostro. Ed è quella del tmb, l’impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti, che appesta l’intero quartiere da sette anni. Sette anni. In questi giorni di luglio è disumano vivere vicino all’impianto che viene usato come una discarica in mezzo al centro abitato: non si respira, le persone vivono tappate in casa con 35 gradi, chi soffre di problemi respiratori impazzisce. L’Ama nega che ci sia un problema, parla di un generico disagio. Ma è chiaro che la situazione è un’emergenza, e riguarda l’ambiente e la salute. È un disastro, da tutti i punti di vista.

A questo disastro si aggiunge la presenza di un treno con 700 tonnellate di rifiuti che è fermo alla stazione Smistamento, dietro Villa Spada, dall’11 giugno. L’azienda tedesca Enki che doveva occuparsi del trasporto non l’ha ancora preso in carico. Non si sa per quanto ancora starà lì. L’Ama dice che non è un problema. Rileggiamo: un treno con 700 tonnellate di rifiuti in uno scalo merci fermo da due mesi sotto il sole, non è un problema. Perché non trasportare la monnezza di tutta Roma sui treni, allora?

Martedì prossimo ci sarà una riunione con i comitati di quartiere sul tmb, chiunque sia interessato è invitato a partecipare. È una questione di salute pubblica, al di là di quello che sostiene chi evidentemente la rimuove o non ha intenzione di occuparsene. È martedì 24 luglio, alle 18, in municipio.

La quinta nazione del mondo

Da ultimo, come si vede nella foto, da circa dieci giorni sulla facciata del municipio c’è uno striscione con scritto Porti aperti, diamo asilo. Al movimento Cinquestelle, a vari altri, è uno striscione che non piace, e in diversi hanno protestato formalmente e informalmente per farlo rimuovere. Dicono che è un’iniziativa di parte, che è totalmente estranea alla politica municipale.

Che si può rispondere, quando uno è così convinto che non soltanto un quartiere ma una città sia un posto minuscolo e gretto?

Forse si può rispondere con le parole di Suketu Mehta, da La vita segreta delle città, Einaudi 2016:

Di ogni città esistono due diverse narrazioni: la storia ufficiale e quella non ufficiale. La storia ufficiale ha toni euforici e giubilanti; la storia non ufficiale è pi sobria, ma di solito è destinata a durare. La storia non ufficiale è trasmessa perlopi oralmente – la si può ascoltare nei phone centers dei quartieri d’immigrazione; nei cd e nei video che gli immigrati mandano alle proprie famiglie; nelle ballate popolari e nelle canzoni dei film e degli sceneggiati di Bollywood. Sono le notizie dalla città, che i migranti portano al villaggio. Il più delle volte queste storie restano inaccessibili agli estranei, in parte per ragioni di lingua, in parte perché la tecnologia con cui vengono trasmesse è molto primitiva.Queste storie non ufficiali di migrazione sono essen- ziali per garantire una continuità alle persone in movi- mento. Per la maggior parte della sua storia, la nostra specie non ha avuto consuetudine con continui spostamenti su grandi distanze. Restavamo fissi in un posto, nei nostri villaggi. Ma nell’ultimo quarto di secolo la popolazione migrante del mondo è raddoppiata. Oggi duecentocinquanta milioni di persone vivono in un paese diverso da quello in cui sono nate: un essere umano su ventotto. Se i migranti fossero una nazione, sarebbero il quinto paese pi popoloso del mondo.

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